Giulio Costa (1958 – 2019)

Giulio, partito per il Cielo il 6 febbraio scorso, ha conosciuto l’ideale da don Bruno Macciò, sacerdote focolarino e suo curato nella parrocchia d’origine.
Dopo sposato, si è stabilito nella parrocchia di Genova Staglieno, dove Marisa, un’impegnata, sua vicina di casa, lo ha invitato in comunità: le rispettive figlie erano coetanee e il catechismo è stata l’occasione giusta…

Lui, forte della sua esperienza giovanile, ha desiderato subito impegnarsi e la responsabilità della palestra parrocchiale è stato il suo primo incarico. Diventatone presidente, ha coinvolto anche la moglie, come segretaria e in seguito responsabile di tutti i locali della chiesa succursale di via Lodi.
In seguito ha scelto di diventare catechista, membro della fabbriceria, responsabile con Marisa del tempo libero e dei soggiorni estivi ed invernali.

Lo scorso anno era diventato ministro della comunione, con grande responsabilità e gioia.
Ha anche recitato in genovese per anni, portando una forte unità nella filodrammatica parrocchiale.
Era impegnato interno da oltre vent’anni, due anni fa l’ultimo incontro a Castel Gandolfo, che gli ha dato una carica fortissima.

La morte di Dino Bruzzo, fratello di Ideale e punto di riferimento per lui, due anni e mezzo fa, lo ha ulteriormente stimolato spiritualmente: ha ripreso con maggior vigore i suoi incarichi, sempre in unità con il Cielo e col gruppo locale, con cui condivideva gioie e dolori.
A fine novembre scorso, in pensione da due mesi, la malattia, gravissima… lui ha accettato con serenità, dicendo che voleva vivere e combattere, ma si rimetteva totalmente nelle mani di Dio. Alcuni amici ex colleghi si sono alternati nell’accompagnarlo alle terapie nella prima fase delle cure e un bel gruppo della parrocchia si è dato il cambio al suo capezzale, anche di notte, perché non fosse mai solo.

La comunità si è stretta attorno alla moglie Mariangela e ai figli, ci sono stati doni bellissimi, ritorni, momenti profondi, sacri, dinnanzi al suo letto in ospedale.
Al rosario e al funerale, animati con canti da tanti giovani della comunità, momenti di festa soprannaturale e profondissimi al tempo stesso, moltissime le persone presenti, di ogni ambito della vita di Giulio, molti i sacerdoti. Il parroco, che non è del movimento, nell’omelia ci ha tenuto personalmente a riconoscere fondante nell’esperienza di Giulio – e nella vita comunitaria che ne è scaturita – l’incontro col Movimento dei Focolari e il suo essersi speso per l’unità.

Dice di lui Marisa: “Con me ha condiviso tutto, per anni, forte di questa fratellanza che ci univa anche come famiglia, nel concreto e non solo nel soprannaturale, sempre liberi di dirsi tutto, correggersi con amore, chiamarsi a tutte le ore”.
I messaggi che ha lanciato dal letto di ospedale fino a che ha potuto restano come testamento spirituale e richiamo per tutti noi a continuare in questa nuova profonda dimensione e unità fra Cielo e Terra.

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