Sergio Pipino

Sergio Pipino, impegnato parrocchiale di Torino, è partito per il Paradiso a 58 anni il 27 giugno 2019. Era ammalato da oltre un anno e in tutto questo periodo si è pregato per chiedere la grazia della sua guarigione, ma Dio aveva altri progetti.

Un momento particolare è stato la sera precedente la sua partenza. La moglie Susy, avendo capito che era imminente, quel mattino, al Parroco che era andato a trovarlo, gli ha detto che qualcosa si poteva ancora fare: “pregare per lui in quel delicato momento di passaggio per sostenerlo a accompagnarlo al Padre”.

Così nel giro di poche ore oltre 100 persone della parrocchia e dell’Opera si sono ritrovate in chiesa a pregare per “quell’ora” che stava arrivando. E’ stato un momento speciale.

La lettera che Sergio ha scritto sull’esperienza di malattia di questi mesi letta dal parroco ci ha portati tutti a volare Alto. Tra l’altro scrive: “Nel periodo trascorso in ospedale tanti erano gli interrogativi a cui non riuscivo a dare una risposta e mi pesava l’incertezza di un orizzonte temporale che si era ridotto drasticamente, dovevo gioire dei progressi giornalieri senza poter fare più progetti a lungo termine. Tuttavia due cose mi erano ben chiare: stavo vivendo in una condizione privilegiata per contemplare l’Amore di Dio… ed il tempo che avrei avuto ancora a disposizione qui in terra non poteva che essere un tempo per rispondere a questo Amore!”

E continua: “La convalescenza a casa la trascorro sommerso da un mare di affetto di tanti amici che ci raggiungono in tutti i modi per un saluto, per condividere, per aiutare, per pregare insieme: ci sentiamo parte di una grande famiglia che ci vuole bene e a cui vogliamo bene, questo amore reciproco ci rafforza umanamente e ci fa essere Chiesa!

È ancora un’espressione di Dio Amore che mi si rivela esplicita e consolatrice, un modo comunque per prepararmi ad un altro passo.

Dopo circa un mese, proprio nei giorni della mia prima chemioterapia, a mia moglie viene diagnosticata una leucemia acuta, che comporta anche per lei un ricovero immediato. Un’altra grande prova a cui siamo chiamati come famiglia, nuova sofferenza, nuove incertezze, nuove fatiche… Ora abbiamo perso entrambi la nostra autonomia, i pilastri della famiglia sono diventati i nostri figli (Chiara e Marco) e la stanno reggendo molto bene!”

Sergio si decide alla sequela di Gesù durante una Mariapoli, è lui stesso a raccontarlo: “Terminata la Mariapoli sono partito per le vacanze, ma quel pensiero ‘devi incontrare personalmente Gesù’ era sempre presente. Dopo anni di ateismo professato e praticato non era facile per me vincere l’orgoglio, ero fortemente dibattuto, passato qualche giorno presi la decisione: sono partito dal mare, sono andato a Vallo da don Vincenzo e mi sono confessato. Da quel giorno la mia vita è cambiata”.

Parlando della sua esperienza come impegnato parrocchiale scrive: “Non sono mancati lunghi periodi di oscurità, ma ho imparato ad amare nel silenzio, a dialogare e collaborare con altre realtà ecclesiali… poco per volta ho capito che una vocazione, pur avendo delle specificità sue proprie, è comunque sempre una vocazione all’Opera, per la Chiesa, al servizio di tutti!”

Certamente Sergio, con l’umiltà e la forza che lo contraddistinguevano, è riuscito a portare questo stile nella sua parrocchia e tutti lo hanno colto. Ha detto il sacerdote nell’omelia del suo funerale:” Mi colpiva sempre quando facevamo la segreteria del Consiglio Parrocchiale come Sergio riuscisse a volorizzare l’idea di tutti, prendendo spunto e cercando di tirare fuori il meglio di ognuno. Per fare questo penso sia necessario l’umiltà e pensare che le nostre idee non sono le uniche, sapendo che Dio Padre parla attraverso tutti e che l’unità si costruisce nell’ambito delle differenze….

Questa unità è il tesoro grande che Sergio lascia a questa nostra comunità, provare a viverla, avere il coraggio di essere una cosa sola”

Qualcuno ha scritto che il funerale è stato come partecipare a una giornata di congresso.

Nel 1989 riceve la Parola di Vita “Mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” (Gal. 5,13). Nella lettera, Chiara gli augura: “… di essere sempre vigilante nell’amore per infiammare molti cuori e trasformare la parrocchia in “chiesa viva”, a gloria di Dio”. Sì, Sergio è sempre stato vigilante nell’amore, anche quando gli fu chiesto di far parte della segreteria del Movimento Parrocchiale nella zonetta di Torino, subito ha detto di sì e si è messo a servizio di esso con sapienza, delicatezza e amore grande. Sapeva ascoltare, spronare, incoraggiare. 

Aveva avuto anche il nome nuovo “Vitan” che vuol dire Vita Nuova a questo proposito scriveva qualche mese fa “sebbene io in tutti questi anni l’abbia portato indegnamente e a volte anche tradito, ora vorrei proprio essergli fedele cercando di essere “trasparente” all’Amore di Dio!”.

Raccontando una sua esperienza sulla Parola di Vita concludeva:ho provato… un grande desiderio: spendere la mia vita perché chi mi incontra possa conoscere la gioia di essere amato da Dio!”

Chi lo ha incontrato, questa gioia l’ha conosciuta e sperimentata.

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