Luca Meraglia

“Ogni minuto speso per gli altri è un minuto guadagnato”

La grandezza della persona sul piano umano, che è quello che conta, la si misura il giorno del suo funerale. La Chiesa Sacro Cuore di Gesù di Porto Sant’Elpidio era gremita venerdì 27 dicembre 2019, per salutare il carissimo e amatissimo Luca Meraglia di 73 anni, deceduto il 23 dicembre scorso, dopo cinque giorni di agonia per le gravissime ferite riportate dopo essere stato investito.

Durante la celebrazione non c’era odore di morte, c’era aria di vita; e la comunità c’era tutta.

Per don Tarcisio Chiurchiù che ha concelebrato insieme a don Matteo, don Paolo Canale e don Sandro Salvucci, in collaborazione a tanti del Movimento dei Focolari che hanno curato ogni particolare della celebrazione per essere vicini ai figli, membri attivi del Movimento Diocesano di Fermo, il pomeriggio del 27 dicembre è stato ancora Natale.

È stata l’ultima magia del carabiniere, padre, nonno, volontario, amico di tutti, Luca. Attorniato da un’infinita cerchia di parenti, amici, associazioni di volontariato. C’erano il sindaco, gli assessori, i consiglieri, il comandante della municipale, il comandante dei carabinieri. C’erano militari dell’Arma, agenti, carabinieri in congedo.

Le associazioni c’erano tutte ma proprio tutte. Croce Verde, Protezione Civile, Aido, Ant, Avis, Admo, Ail, la Crisalide, il Samaritano. Il mondo dello sport dal basket al ciclismo, il centro sociale anziani. I presidenti delle associazioni in chiesa per l’ultimo saluto all’amico di origine pugliese che ha fatto innamorare Porto Sant’Elpidio.

La dimostrazione di una comunità coesa, stretta in un grande abbraccio che fa prevalere la positività sulla negatività. Centinaia, forse migliaia di mani hanno stretto e abbracciato i due figli in prima fila, Simone ed Erika, con la nuora Carmen e i nipoti Edoardo e Giacomo. Baci e abbracci, lacrime e sorrisi. Tra i colori dominanti il bianco della purezza e il rosso della passione nei fiori, il blu della sciarpa che i tifosi avevano riposto sopra la bara e della t-shirt del Pse Basket.

Durante l’omelia don Tarcisio cita un versetto del Vangelo di Giovanni per riassumere la vita di Luca “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto”. Poi, continuando l’omelia, afferma “di Luca ricordo il chiaro sorriso, la voce stentorea, la capacità di mettersi al servizio delle persone meno fortunate. Se vogliamo veramente celebrare Luca, come comunità, dobbiamo diventare anche noi un pezzetto di Luca, perché, chi ha fatto il bene non muore e perché abbiamo bisogno di persone che testimoniano che ne vale la pena.

Per Luca valeva la pena essere al servizio degli altri: era il suo chiodo fisso. Il suo insegnamento ci dice che una vita in cui non ci si dedica agli altri, non serve, non è vissuta pienamente. Ogni volta che si pensa: ma chi me lo fa fare, e si rimane in casa, anziché condividere, servire, aiutare chi ha bisogno, si perde qualcosa. Quante volte anche Luca avrebbe avuto i suoi buoni motivi per pensarlo, e invece lo abbiamo trovato sempre disponibile. Onoreremo la sua memoria se sapremo trarre questo insegnamento e dedicarci agli altri, anziché dire: non ho tempo. Ogni minuto speso per gli altri è un minuto guadagnato!

Di lui mi rimane in particolare un ricordo: spesso accompagnava i ragazzi disabili per la confessione, o per la benedizione. Andandosene non mancava mai di dire: ti ringrazio tanto. In quel ringraziamento, c’era il suo dar voce a chi non ha voce, c’era il suo farsi interprete dei più deboli e parlare a nome loro. Erika e Simone si trovano ora un padre strappato via all’improvviso dopo aver perso la madre 30 anni fa ma la consolazione più bella, continua il parroco, è quella di incontrare le persone e sentir dire ‹‹ho conosciuto tuo padre e mi ha fatto del bene››, che gioia e onore per un figlio!”

Un’altra testimonianza arriva alla fine della celebrazione dal presidente della Croce Verde, Ezio Montevidoni: “Ci rimarranno sempre il tuo impegno, la tua disponibilità, la tua allegria. Dire che ci mancherai non è una frase di circostanza, eri una persona su cui potevamo sempre contare. Hai dato sempre, fino alla fine e oltre la fine, perché i tuoi organi aiuteranno qualcuno a vivere meglio. La tua scomparsa fa pensare al ruolo del volontario, che hai assolto con tutta la dedizione possibile. Spesso iniziavi le tue barzellette con C’era una volta un carabiniere…ti saluto dicendoti: c’era una volta un volontario”.

Eccola l’ultima magia del nostro amico carabiniere volontario che mette tutti sull’attenti, tutti come una grande famiglia. La comunità c’è e risponde agli affetti.
Al termine, all’uscita del feretro, un lungo applauso, il saluto militare dei colleghi carabinieri, la sirena dell’ambulanza a risuonare in piazza per salutare un’ultima volta il nostro amico Luca.

Ciao Luca.
E GRAZIE!!!

Noemi Gallucci,
amica di famiglia e Impegnata nel Movimento Diocesano di Fermo

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